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Terza cappella di destra della chiesa di San Francesco di Pisa

Edizione del: 21 febbraio 2015

terza cappella santissimo sacramentoNella terza cappella, dove è reposto il Santissimo Sacramento, si trovano tracce di affreschi di un pittore giottesco della prima metà del Trecento, restaurati nel 1901 da Galileo Chini che eseguì anche gli ornati delle pareti a finto marmo.

La vetrata fu realizzata nel 1903 su disegno del Mossmayer.

In N. Nuti, Descrizione della chiesa e sacrestia di S. Francesco [1664], ms. con aggiunte [1722; 1744], Pisa, Archivio di Stato, Corp. Rel.Soppr, 1404, ins, 4, si trova questa annotazione: “Essendosi molto tempo fa estinta la famiglia Cinquini, la Cappella fu da frati concessa alla famiglia della Seta e tal concessione risultò in ornamento della Chiesa e utile del Convento perchè Pietro della Seta non solo la dotò, ma di più lascio a’ suoi eredi obbligo di fabbricarlo con magnificenza, spendovi quattro mille scudi […] Alla fine dopo l’anno 1630, fu messo mano al lavoro, e riuscì la Cappella di tutte le altre la più vaga e ricca per i marmi e per le pitture”.

“Questa cappella era già sotto il titolo di S. Maria Maddalena, e nei libri del Convento è mentovata sin dal 1400. Su l’altare di essa lungo tempo è stata una tavola molto bella, nella quale si rappresentava l’apparizione di Christo alla Maddalena in forma d’ortolano dipinta dal Lomi pittore celebre, ed inoltre vi si conservava l’antica immagine di S. Francesco dipinta da Cimabue, per causa della quale nel 1468 vi fu istituito la confraternita di Cordigieri”.

“I banchieri pisani Cinquini della Compagnia degli Umili promosse il culto iconografico di San Francesco”.

Nella seconda metà dell’Ottocento si ipotizzò addirittura l’appartenenza di San Francesco alla famiglia pisano/lucchese dei banchieri Moriconi, anche loro appartenenti alla Compagnia degli Umili; ipotesi poi non convalidata dalla storiografia ufficiale.

La Compagnia degli Umili fu una specie di Compagnia delle Indie che raggruppava banchieri e mercanti nei commerci via mare e nella applicazione del diritto marittimo – leggi dell’Ammiragliato – della Repubblica pisana.

La pala sopra l’altare, S. Francesco e i sei miracoli, di Giunta Pisano – precedentemente attribuita al Cimabue da Giorgio Vasari, di cui dal 1970 è esposta una copia – venne salvata da Andrea Agostini durante la breve occupazione francese della toscana e sarebbe Patronato di tale famiglia “in esclusivo uso liturgico” alla chiesa di San Francesco a seguito di un lungo contenzioso legale di inizio Novecento.

Fino al 1970 la tavola originale è rimasta esposta in una cappella laterale del transetto della chiesa di San Francesco per essere poi trasferita al Museo di San Matteo dove si trova tutt’ora.

In origine era nella cappella dei Conti Agostini che esercitavano il diritto di patronato sulla chiesa e sugli arredi sacri, ed è proprio grazie a questa famiglia se oggi la tavola si trova ancora a Pisa.

La pala era sull’altare della cappella gentilizia fin dal 1630.

Nel 1863 anno in cui chiesa e convento francescano furono trasformati in caserma militare, tutti gli oggetti, i quadri e gli ornamenti furono ufficialmente ritirati dalle famiglie che vi avevano esercitato i diritti di patronato.

Così la pala di San Francesco e i sei miracoli venne portata a palazzo Agostini sui lungarnim dove vi rimase fino al pomeriggio del 16 giugno 1903, vigilia di San Ranieri.

Nel frattempo la stessa famiglia, gli Agostini Fantini Venerosi della Seta aderirono al comitato per riaprire la chiesa di San Francesco, che per anni era stata ridotta a magazzino, donando 3.500 lire in contanti e a restaurare la propria cappella, ricostruendo anche le vetrate.

Gli affreschi vennero restaurati da Galileo Chini mentre le vetrate furono realizzate da Francesco Messmeyer nello stabilimento Quentin.

La vigilia di Natale del 1902, alcuni membri del comitato, che nel frattempo avevano raccolto oltre 10mila lire, chiesero al Prefetto di Pisa di intervenire nei confronti della famiglia Agostini, per evitare che, come si legge in alcuni documenti dell’epoca, “stava per trasportare la pala di San Francesco del Cimabue all’estero”.

Lo stesso Prefetto il giorno di Natale si recò a palazzo Agostini per rendersi conto della situazione, finendo per essere invitato dalla stessa famiglia al pranzo di Natale.

Il Conte Agostini dichiarò al Prefetto che non aveva alcuna intenzione di vendere la pala ma che era sua intenzione di “restituirla al culto nella chiesa di San Francesco nella propria cappella di patronato”.

Solo che nel marzo successivo il Conte morì in piazza del Duomo cadendo dalla carrozza nel tentativo di calmare i cavalli imbizzarriti.

Il 16 giugno 1903 il comitato chiese nuovamente al Prefetto un sequestro conservativo attraverso un roccambolesco assedio a palazzo Agostini, attuato da 9 custodi del Museo di Pisa.

La vedova del Conte, Teresa Marcello, due giorni dopo sporse denuncia ai Carabinieri e alla quarta sezione del Consiglio di Stato, la quale pronunciò l’annullamento dell’atto di sequestro del Prefetto definendolo “arbitrario e illegittimo”.

Era il 12 dicembre 1903.

Il 4 gennaio 1904 il Ministero della Pubblica Istruzione e il Fondo per il Culto portarono la Contessa in Tribunale perché provvedesse “alla migliore tutela della insigne opera del Cimabue raffigurante San Francesco”.

Il 28 aprile il Tribunale stabilì “che il quadro del Cimabue fosse non di proprietà ma di appartenenza della soppressa chiesa di San Francesco, come inserviente al culto e spettare di conseguenza la disponibilità all’amministrazione per il culto”.

Venne pertanto ordinata la restituzione, ma non la proprietà alla chiesa di San Francesco.

E qui la pala rimase fino a quando non fu trasferita al Museo di San Matteo con piena soddisfazione della famiglia Agostini, orgogliosa che questa opera d’arte sia rimasta a Pisa e non dispersa in musei stranieri, come è accaduto per altre opera di questa chiesa.

Guarigione dello storpio

Guarigione dell’indemoniata

Si tratta di un’antica testimonianza in Occidente di tavola cuspidata con santi a figura intera affiancati da storie della loro vita. Sicuramente successivo al San Francesco e storie della sua vita di Bonaventura Berlinghieri a Pescia (1235), di cui non condivide lo schematismo grafico, il dossale di Giunta mostra il santo in una posizione ripresa dai Cristi Pantocrator, con il libro nella mano sinistra e la destra che benedice, rivelando le stimmate.

Due angeli simmetrici riempiono gli spazi triangolari della cuspide. Seguono, leggibili dall’alto verso il basso e da sinistra la destra, sei scene miracolose legate alle guarigioni effettuate dal santo:

  • Guarigione della bambina dal collo torto
  • Vicenda della giovane deformata
  • Guarigione miracolosa della donna afflitta da una fistola al seno
  • Guarigione dello storpio
  • Guarigione dello zoppo
  • Guarigione dell’indemoniata

In queste scene i fondi si ripetono in maniera pressoché speculare, per incoraggiare la lettura per file, da sinistra a destra.

(Scheda storica a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti)

Per vedere la foto più grande basta cliccarci sopra.

Foto del giornalista Franco Mariani.

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Terza Cappella santissimo sacramento (2)

 

 

 

 

 

 

 

Terza Cappella santissimo sacramento (4)

 

 

 

 

 

 

 

Terza Cappella santissimo sacramento (5)

 

 

 

 

 

 

 

Terza Cappella santissimo sacramento (11)

 

 

 

 

 

 

 

Terza Cappella santissimo sacramento (6)

 

 

 

 

 

Terza Cappella santissimo sacramento (9)

 

 

 

 

 

 

 

Terza Cappella santissimo sacramento

 

 

 

 

 

 

 

Articolo La Nazione di Pisa 29 aprile 2006 su pala terza cappella

 

 

 

 

 

 

Le foto qui sotto si riferiscono al quadro originale

San Francesco e storie della sua vita museo san matteo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Francesco e i sei Miracoli al Museo guarigione dello storpio San Matteo di Pisa

 

 

 

 

 

 

San Francesco e i sei Miracoli al Museo guarigione della indemoniata San Matteo di Pisa

 

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