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Storia della chiesa di San Francesco di Pisa

Edizione del: 21 febbraio 2015

pisaIl primo insediamento francescano in Pisa avvenne già all’epoca della predicazione di Francesco d’Assisi, che, secondo un’antichissima tradizione, sarebbe passato per questa città nel 1211 e vi avrebbe lasciato un piccolo gruppo di suoi frati.

In realtà i documenti che ne rimangono oggi attestano la presenza a Pisa di Frati Minori soltanto otto anni dopo, ovvero dal 1219.

In questo primo periodo si riunivano per le preghiere in una chiesetta dedicata alla SS. Trinità, che poi fu affidata, nel 1228, alle loro cure, grazie anche all’intervento del Legato Pontificio Gualfredo di Castiglione.

Dopo alcuni anni costruirono una propria chiesa, molto più grande, dedicata a san Francesco.

La chiesa della SS. Trinità rimase all’interno del nuovo chiostro del convento e fu poi distrutta definitivamente nel 1660.

Solo che ben presto anche la prima chiesa pisana dedicata a S. Francesco, risultò incapace a contenere le folle dei fedeli.

chiesa incisione 1834Fu cosi che nel 1261, per impulso anche dell’allora Arcivescovo di Pisa, Mons. Federico Visconti (1254-1277), i Frati Minori decisero di costruire una nuova chiesa, molto più grande della precedente, e che pare fu progettata e costruita da Giovanni di Simone – l’architetto del Camposanto Monumentale e della torre pendente di Pisa – secondo le direttive fissate dal Capitolo Generale dell’Ordine tenuto a Narbona nel 1260 per la costruzione degli edifici di culto francescani.

Tali direttive decretavano linee architettoniche semplici, materiale povero, ma un’aula spaziosa (m.70 x18) e luminosa.

Il nuovo edificio ebbe anche uno svettante campanile pensile, poggiato su due mensoloni raccordati ad arco, sul lato sinistro del transetto.

La nuova grande chiesa venne costruita però molto lentamente, anche perché, progettata per accogliere grandi folle di fedeli, nel corso della sua costruzione andò incontro a tempi tutt’altro che propizi a causa delle guerre e della diminuzione della popolazione cittadina.

Facciata 1800 chiesa San Francesco di PisaNel 1318, dopo circa 60 anni dalla posa della prima pietra, ancora si lavorava al completamento della copertura.

La facciata restò incompiuta, e fu terminata solo 3 secoli dopo, nel 1603.

La chiesa si presenta ad una sola navata, separata da due grandi braccia, che formano il transetto mediante un grande arco trionfale, con sei cappelle terminali ai due lati dell’altare maggiore.

Molte le opere d’arte che si conservano ancora oggi nelle cappelle laterali, tra cui: nella seconda cappella da destra, la tomba del Conte Ugolino della Gherardesca, immortalato dal Sommo Poeta Dante Alighieri nella Divina Commedia, e il trittico con S. Antonio di Ventura Salimbeni; nella quarta cappella da sinistra, la tavola raffigurante S. Francesco con storiette della sua vita del XIII secolo; nell’ultima cappella a sinistra tracce di affresco raffigurante una battaglia tra Angeli e Demoni attribuito a Spinello Aretino.

Grazie ad alcuni ricchi benefattori, come i Della Gherardesca, Conti di Donoratico, i Gualandi, i Gambacorti e altri, la chiesa, ormai completa nella sua struttura architettonica, durante il 1300 fu abbellita di pitture e di sculture: il conte Fazio di Donoratico, Signore di Pisa, erigendovi un monumentale sepolcro in memoria dell’avo e del padre – ora nel Camposanto Monumentale –  mirò a farne un simbolo della vocazione politica e della potenza della propria casata; i Gambacorti, che nel 1342 acquistarono il diritto di farsi seppellire davanti all’altare maggiore, fecero decorare la cappella maggiore dal più celebre scolaro di Giotto, Taddeo Gaddi, oltre a costruire la grande vetrata policroma, di cui oggi resta solo qualche piccolo riquadro, e probabilmente anche scolpire, da Tommaso di Andrea Pisano, la grande pala marmorea policromata e dorata dell’altare maggiore, come testimonia la firma lasciata dall’autore nella predella: “Tommaso figliolo del maestro Andrea faceva questo lavoro e fu pisano”.

Sul finire del 1500, a causa delle sofferte vicende, spesso calamitose, dei tempi precedenti, la chiesa ebbe bisogno di sostanziali lavori di restauro, che furono occasione per compiere anche lavori di ammodernamento.

Furono eliminati o ricoperti di calce gli affreschi trecenteschi, modificati i finestroni gotici, eretti dieci altari laterali, e dispersi quadri di autori come Cimabue e Giotto, sostituiti poi con quadri di pittori contemporanei.

Tra i nuovi quadri, agli altari di destra: battesimo di Cristo di Iacopo Chimenti detto l’Empoli; resurrezione di Cristo di G. B. Paggi; consegna delle chiavi a S. Pietro di D. Cresti detto il Passignano; S. Francesco riceve le stimmate di Santi di Tito; mentre negli altari di sinistra la natività del Cigoli.

I lavori finirono nel 1603, assieme al completamento della facciata.

Lapidi chiesa San Francesco Pisa (12)Quando nel 1817 la chiesa – che dal 1786 era passata assieme al convento agli Agostiniani – fu restituita ai Francescani, furono recuperate, per quanto fu possibile, le lastre sepolcrali del chiostro, anche se ormai ridotte in frammenti, purché leggibili, disponendole nel pavimento della chiesa nel modo che ancora oggi possiamo ammirare.

Sono ben 354, stando all’elenco del Sepoltuario settecentesco del convento, che formano un candido funereo tappeto al centro della chiesa, lungo le pareti e nel presbiterio.

Tra queste sono da segnalare: lungo la parete di sinistra quella di un Fra Bartolomeo, forse autore delle “Conformità di S. Francesco”; lungo la parete del transetto di destra quella per Giovanni di Castruccio Castracani, giovane figlio del signore di Lucca, morto in battaglia nel 1342, con la sua armatura di cavaliere; lungo la parete del transetto di sinistra quella di un Podestà di Pisa.

Nel 1863, a seguito della legge nr. 384/1861, la chiesa ed il convento di San Francesco furono sconsacrati e destinati a caserma militare.

Tutti gli oggetti, i quadri e gli ornamenti vennero ufficialmente ritirati dalle famiglie, che vi avevano esercitato i diritti di Patronato, come emerge dall’inventario redatto dall’ultimo Priore.

Il 7 luglio 1866 la chiesa venne trasformata in magazzino di proprietà del Regio Demanio.

Il 4 marzo 1875 il Comune di Pisa riuscì ad ottenere “l’espropriazione per pubblica utilità” di diversi immobili di proprietà del Regio Demanio, tra cui l’ex chiesa di San Francesco, che fece sorgere un lungo e complesso contenzioso giuridico sulle indennità e sulle modalità dell’esproprio effettuato.

Il 25 ottobre 1888 il Ministero della Pubblica Istruzione dichiarò l’ex chiesa ed il vicino ex convento monumento nazionale, prendendoli in consegna dal Regio Demanio.

Il 22 maggio 1893  chiesa e Convento furono adibiti a museo civico.

Il 15 giugno 1899 il Comune di Pisa concedeva alla Curia Arcivescovile l’ex chiesa “per il solo uso del culto” e “per la conservazione delle opere d’arte” che la Curia Arcivescovile avrebbe eventualmente provveduto a collocare.

La Curia riuscì a riaprire al culto la chiesa, fortemente degradata all’interno, solo nel 1901, grazie ai cospicui interventi economici  di un comitato cittadino – si parla di oltre 10mila lire dell’epoca – e di cui fecero parte molti cittadini e famiglie dei vecchi Patronati, tra cui gli Agostini, riaffidandola alla cura pastorale dei Frati Francescani Minori Conventuali, che ancora oggi l’amministrano.

Il Comitato cittadino ricostruì anche le vetrate della chiesa, secondo nuovi disegni e decorazioni di Galileo Chini e di Francesco Mossmeyer nello stabilimento Quentin.

Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

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