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Seconda cappella di destra della chiesa di San Francesco di Pisa

Edizione del: 21 febbraio 2015

seconda cappella La seconda cappella presenta la copia della Maestà di Cimabue, un’opera a tempera e oro su tavola (276×424 cm), databile attorno al 1280, che si trovava nella nostra chiesa, dove lo videro Antonio Billi e Vasari, e trafugata in Francia nel 1811, durante l’occupazione napoleonica da Jean Baptiste Henraux, su interessamento diretto dell’allora direttore del Museo Napoleone, particolarmente desideroso di implementare le raccolte di pittura “primitiva” italiana, ed oggi esposto al Louvre di Parigi.

Dopo le restituzioni la grande tavola fece parte di quei circa 100 dipinti che rimasero in Francia, per via delle grosse dimensioni che ne rendevano difficoltoso il trasporto.

Il trono è disegnato con un’assonometria intuitiva, non con la pseudo-prospettiva frontale come nell’altra tavola.

È simile a quello della Maestà dipinta da Cimabue stesso nella Basilica inferiore di Assisi (databile tra il 1278 e il 1280), con i gradini in primo piano che invece seguono una prospettiva frontale ribaltata, che suscita un certo senso di instabilità e piattezza.

Gli angeli invece sono disposti in piani successivi, dando il senso di scansione spaziale, sebbene rispetto ad Assisi siano più schematici: ciò ha fatto pensare a una datazione anteriore o alla presenza di un collaboratore.

Appaiono disposti ritmicamente attorno alla divinità secondo precisi schemi di simmetria, con l’inclinazione ritmica delle teste e senza un interesse verso la loro disposizione illusoria nello spazio: levitano infatti l’uno sopra l’altro e non l’uno “dietro” l’altro.

Maria poggia fiaccamente la mano destra sulla gamba del bambino, mentre lo cinge con l’altra, infilando le lunghe dita affusolate nella sua veste e alzando il ginocchio destro per sostenerne la figura.

Il volto di Maria mostra un addolcimento duccesco, mentre pare estraneo a quel misto di espressività vivace e dolcezza di altre opere di Cimabue. Gesù, come consueto per l’epoca, appare come un giovane filosofo vestito all’antica, che rivela la sua natura divina benedicendo come un adulto. nella mano sinistra impugna un rotolo delle sacre scritture, un chiaro elemento di matrice orientale che rivela l’origine bizantina del modello.

Molto fine è il modo con cui i panneggi avvolgono il corpo delle figure, soprattutto della Madonna, che crea un realistico volume fisico.

Non vi è usata l’agemina, le striature dorate.

La pala è incorniciata da un nastro di fitte decorazioni fitomorfe, intervallato da ventisei tondi bordati d’oro, con busti di Cristo (in cima), di angeli (nella simasa), di profeti e di santi (ai lati e nel bordo inferiore).

Cimabue con quest’opera stabilì un nuovo canone per l’iconografia tradizionale della Madonna col Bambino, con il quale si dovettero confrontare i pittori successivi.

Sotto l’altare si trova il corpo del Beato Giovanni della Pace, detto Cini da Pisa.

Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

Per vedere le foto più grandi basta cliccarci sopra.

Foto del giornalista Franco Mariani.

Maesta di Cimabue louvre

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Beato Giovanni della Pace - Cini da Pisa

Beato Giovanni della Pace - Cini da Pisa

Beato Giovanni della Pace - Cini da Pisa

Beato Giovanni della Pace - Cini da Pisa

Beato Giovanni della Pace - Cini da Pisa

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