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Sant’Antonio Abate in preghiera davanti al Crocifisso – Francesco di Castello

Edizione del: 21 febbraio 2015

Sant’Antonio Abate in preghiera davanti al Crocifisso – Francesco di CastelloIl quadro di Francesco di Castello rappresenta Sant’Antonio Abate
inginocchiato davanti a un crocifisso inserito in un ovale di teste di cherubini; a sinistra in basso è ritratto l’offerente, a destra sotto il crocifisso stesso si vedono un teschio, un libro, un pastorale e un porco simbolico, in quanto Sant’Antonio è considerato il Protettore degli animali.

Al centro in alto è raffigurato un coro di angeli illuminati dallo Spirito Santo, sulla sinistra un coro di putti adagiati su delle nuvole.

Anche se possibile vedere qualche contaminazione con la cultura romana tardo Manierismo e Controriforma, l’opera è caratterizzata da un meticoloso realismo nella resa dei particolari, tipico della pittura fiamminga.

Un’iscrizione documenta la pertinenza dell’opera, un olio su tela, a Francesco da Castello e la data al 1589.

Francesco di Castello, Frans van de Casteele o Kasteele, nacque a Bruxelles nel 1541 e morì a Roma nel 1621.

Venne a Roma sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-85), probabilmente abbastanza presto, visto che già nel 1577 appare membro dell’Accademia di S. Luca, di cui fu Console nel 1588 insieme con G. Squilli fiorentino.

Non si sa nulla della formazione che ricevette nei Paesi Bassi né delle sue prime opere.

In Thieme-Becker è stata segnalata in una collezione privata viennese una miniatura su pergamena firmata dall’artista e datata 1584, con l’Adorazione dei magi, di cui però se ne è perduta traccia.

Nel 1588 il francese Michel de Roman gli ordina sei quadri su tela e cinque miniature su rame.

I quadri dovevano rappresentare S. Girolamo, S. Giovanni, S. Onofrio, la Maddalena, S. Eustachio e S. Francesco, ognuno con due parabole, così che le 12 storie rappresentassero i mesi dell’anno.

Le miniature dovevano illustrare la Deposizione con altre scene, il Giudizio universale, l’Adorazione del nome di Gesù, Sant’Anna con la Madonna e la Crocifissione.

Un anno dopo fu incaricato di dipingere un Crocifisso sulla facciata.

Nel 1603, nell’inventario dei dipinti del Cardinale Pietro Aldobrandini, è menzionato un suo quadretto su rame con “Nostro Signore che sta chino, sotto la croce”.

 Francesco da Castello è menzionato nei documenti archivistici insieme ai grandi artisti dell’epoca, fiamminghi e italiani.

Fu eletto diverse volte principe dell’Accademia di S. Luca e fu pure membro dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon.

Le poche opere datate che si son conservate di lui vanno tutte situate negli ultimi anni del ’500, quando. lavorava soprattutto per la provincia, dove mandava i quadri che però eseguiva a Roma.

Baglione aggiunge che era soprattutto miniatore e che molte delle sue miniature erano inviate in Spagna.

Di fatto, finora non se ne è trovata nessuna e si è anche perduta la traccia dei due quadretti firmati segnalati da Hoogewerff,  uno dei quali rappresentava il Calvario.

La prima opera conservata è un grande quadro con S. Michele arcangelo, attorniato da Santa Chiara, San Francesco e Santa Caterina e sormontato dalla Madonna col Bambino, firmato e datato 1595, proveniente dalla chiesa dei Cappuccini di Orte e attualmente nel Museo diocesano della stessa città.

Per lo stesso convento eseguì un S. Francesco in una gloria di angeli, oggi perduto.

Del 1598 è la Vocazione di San Matteo, eseguita per la chiesa di S. Paolo a Casale Monferrato, dove si trova tuttora.

Sull’Ascensione dì S. Nicola a Bassiano (Latina), si poteva leggere la data del 1599.

Poco lontano dà lì, nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Sermoneta, è conservata un’Incoronazione della Vergine con San Michele.

Del 1599 è datato un Cristo che con la Vergine accoglie le anime del Purgatorio, in S. Lorenzo a Spello.

Nella stessa chiesa è presente anche una S. Caterina d’Alessandria con Cristo e la Vergine, che doveva far parte della medesima ordinazione.

Sono sue: in S. Francesco a Pisa, un S. Antonio in preghiera davanti al Crocifisso, nella chiesa dei Cappuccini a Tivoli, una Crocefissione, a Roma, un’Assunzione, in passato a S. Giacomo degli Spagnoli e ora a S. Maria di Monserrato.

Secondo il Baglione, il capolavoro dell’artista era una Madonna col Bambino e i Santi Nicola e Giuliano nella cappella di S. Giuliano della chiesa di S. Rocco a Roma.

Continuò a lavorare a lungo visto che nel 1610 ricevette ancora l’ordinazione d’uno stendardo per la chiesa di S. Maria dell’Anima, del quale si è perduta la traccia.

Nel 1614 Hainhofer dichiara che egli era tanto vecchio che non si poteva più ottenere niente da lui.

Morì a Roma, nella casa di via dei Pontefici, il 23 ottobre 1621 e fu sepolto in S. Lorenzo in Lucina.

La sua famiglia risulta presente nei libri parrocchiali dal 1583.

 Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

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Foto del giornalista Franco Mariani.

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