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Prima cappella di sinistra della chiesa di San Francesco di Pisa

Edizione del: 21 febbraio 2015

prima cappella sinistraNel braccio destro del transetto, nella prima cappella le vetrate e le decorazioni delle pareti risalgono al 1904.

Sull’altare si trova una copia del dipinto a tempera e oro su tavola le Stigmate di san Francesco eseguito da Giotto per questa chiesa intorno al 1300. L’originale è stato asportato durante l’invasione napoleonica e dal 1813 è esposto nel prestigioso museo del Louvre a Parigi, in Francia.

Il dipinto a tempera e oro su tavola le Stigmate di san Francesco, eseguito da Giotto per la nostra chiesa fu realizzata intorno al 1300.

L’originale è stato asportato durante l’invasione napoleonica e dal 1813 è esposto nel prestigioso museo del Louvre a Parigi, in Francia.

Giorgio Vasari cita l’opera nelle Vite come presente nella chiesa pisana di San Francesco, in particolare in una cappella del transetto.

Sebbene non esente da polemiche, oggi l’attribuzione del dipinto al grande maestro toscano è generalmente accettata, anche perché firmata, con una datazione che generalmente oscilla tra poco prima o poco dopo gli affreschi delle Storie di san Francesco di Assisi, ovvero tra il 1295 e il 1300.

Oggi si ritiene soprattutto opera dell’inizio del secolo, commissionata dai Francescani di Pisa subito dopo lo svelamento del ciclo di Assisi, del quale ripropone alcune scene salienti.

Entrò al Louvre (inv. 309) nel 1813, durante l’occupazione napoleonica, assieme alla Maestà di Cimabue, pure quest’ultima proveniente da San Francesco a Pisa.

Se ne occupò Jean Baptiste Henraux, su interessamento dell’allora direttore del Museo Napoleone, particolarmente appassionato di pittura “primitiva” italiana.

La critica l’assegnò a lungo a maestranze di bottega, forse per via delle condizioni conservative non eccellenti, ma tale ipotesi è oggi pressoché scartata in favore di una piena autografia, di qualità molto alta.

La tavola cuspidata con fondo oro mostra nella scena principale san Francesco che riceve le stimmate durante la preghiera sul Monte Alverno, da Cristo volante che gli appare in forma di serafino, con le ferite che emettono raggi di luce che vanno a colpire le rispettive zone del corpo di Francesco.

Spicca per monumentalità la figura del santo, con un inserimento nello spazio ben calibrato anche in profondità, come le figure del Polittico di Badia.

La scelta di rappresentare un momento di azione come soggetto principale, per quanto si tratti di un episodio centrale nella vita del santo, era una novità rispetto alla tradizione di derivazione bizantina che voleva figure ieratiche e frontali al centro dei dipinti.

Lo sfondo mostra gli sforzi di collocare realisticamente la scena nello spazio, sebbene vi si ritrovino alcuni convenzioni bizantine, come le montagne scheggiate e gli elementi paesaggistici rimpiccoliti.

Nelle cappelle del monte si notano i tentativi di costruire gli edifici in prospettiva.

Il forte chiaroscuro sul volto di Francesco dona intensità espressiva e ne modella il volume.

Agli angoli destro e sinistro mostra lo stemma della famiglia Ughi o Cinquini.

La predella mostra tre scene della vita del santo, generalmente pure attribuite alla mano del maestro, che sono in stretta relazione compositiva con gli affreschi di Assisi:

  • Sogno di Innocenzo III
  • Approvazione della Regola francescana
  • San Francesco predica agli uccelli

La scena del Sogno mostra il crollo del Laterano ancora più eloquente che nell’affresco della Basilica superiore, con la chiesa inclinata ma con una colonna già spezzata. anche la presenza di San Pietro che indica al Papa dormiente la visione è un’aggiunta nuova.

La Conferma della Regola è invece molto fedele al modello assisisate, ambientata in una stanza del tutto analoga con gli archetti e le mensole disposte in prospettiva.

La Predica agli uccelli spicca poi per semplicità e astrazione, grazie allo sfondo dorato privo di notazioni; a differenza dell’affresco di Assisi, molto danneggiato, si possono qui apprezzare la varietà e la vivacità descrittiva nella rappresentazione degli uccelli, delle specie più varie.

In generale lo stile di queste scene mostra, rispetto agli affreschi assisiati, una maggiore eleganza gotica, data dall’assottigliamento delle figure, in rapporto diretto con le ultime tre storie del ciclo francescano e punto di partenza per artisti giotteschi.

Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

Per vedere le foto più grandi basta cliccarci sopra.

Foto del giornalista Franco Mariani.

Quarta Cappella (4)

Quarta Cappella (3)

Le foto qui sotto sono quelle relative al quadro originale.

giotto

predella 1

predella 2

predella 3

Quarta Cappella (5)

Quarta Cappella

Quarta Cappella (2)

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Quarta Cappella (11)

Quarta Cappella (10)

Quarta Cappella (12)

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