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Note Storiche sul complesso Francescano di Pisa

Edizione del: 24 aprile 2016

francescaniIl primo insediamento francescano in Pisa avvenne già all’epoca della predicazione di Francesco d’Assisi, che, secondo un’antichissima tradizione, sarebbe passato per questa città nel 1211 e vi avrebbe lasciato un piccolo gruppo di suoi frati, tra cui si tramandano i nomi di due pisani, Agnello e Alberto.

In realtà i documenti che ne rimangono oggi attestano la presenza a Pisa di Frati Minori soltanto otto anni dopo, ovvero dal 1219.

La città di Pisa, a quel tempo principale porto sul mar Tirreno, e grande centro industriale e commerciale, soffriva di forti differenze sociali, per questo era naturalmente predisposto alla diffusione di dottrine, come quelle dei Catari, dei Patarini, dei Gioachimiti e di altre Sette, che predicassero un radicale rinnovamento della società e della Chiesa.

Quartieri medievali di PisaPer lo stesso motivo era anche l’ambiente in cui cercarono di operare gli Ordini religiosi mendicanti di recente formazione, i Predicatori Domenicani e i Minori Francescani e, più tardi, i Carmelitani e gli Agostiniani.

I Francescani furono tra i primi a stabilirvisi, trovando entusiasti proseliti, sia tra il popolo più umile, sia tra i ceti sociali più elevati.

Dapprima essi ottennero ospitalità in qualche miserabile tugurio nel quartiere di Foriporta, nella zona denominata allora Sopracastello, in mezzo alla gente più povera con cui condivisero povertà ed aspirazioni.

In questo primo periodo si riunivano per le preghiere in una chiesetta dedicata alla SS. Trinità, che poi fu affidata, nel 1228, alle loro cure, grazie anche all’intervento del Legato Pontificio Gualfredo di Castiglione.

Solo dopo alcuni anni costruirono una propria chiesa, molto più grande, dedicata a San Francesco, che per la sua importanza, non solo religiosa, ma anche culturale, ha finito per dare il nome a tutto il quartiere, situato dentro le mura, e che oggi si chiama quartiere San Francesco, confinante con in quartieri San Michele e Santa Maria.

La chiesa della SS. Trinità rimase all’interno del nuovo chiostro del convento e fu poi distrutta definitivamente nel 1660.

A quello stesso periodo, come anche diretta conseguenza del diffondersi del movimento francescano, visto che la Comunità dei Frati Francescani in Pisa cresceva sempre più di numero, risale anche l’ampliamento delle strutture edilizie preesistenti usate come Convento, e proabilmente, anche se in periodo diverso, di nuove strutture.

Qui visse per qualche tempo, fra gli altri, Fra Salimbene Adam da Parma, autore della più celebre tra le cronache italiane del Duecento, che fu a Pisa nei primi anni quaranta.

Di questo primitivo Convento, poi inglobato nelle costruzioni successive del secondo Chiostro, certamente fece parte l’attuale Sala Capitolare in cui, nel 1263, in occasione di un Capitolo Generale dell’Ordine che fu presieduto dal celebre filosofo e Santo, Fra Bonaventura da Bagnoregio – di cui, nella cappella interna del Convento, si conservano ancora, gelosamente, come preziose reliquie, la mitria e il pastorale da lui usati – fu recitata per la prima volta la rievocazione evangelica dell’annuncio dell’Angelo a Maria, divenuta la preghiera mariana dell’“Angelus”, come ricorda anche una iscrizione commemorativa apposta nel 1685.

Anche la prima chiesa dedicata a S. Francesco, appena qualche anno più tardi, risultò incapace di contenere le folle dei fedeli.

Fu così che nel 1261, per impulso anche dell’allora Arcivescovo di Pisa, Mons. Federico Visconti (1254-1277), che i Frati Minori decisero di costruire una nuova chiesa, molto più grande della precedente, e che pare fu progettata e costruita da Giovanni di Simone – l’architetto del Camposanto Monumentale e della torre pendente di Pisa – secondo le direttive fissate dal Capitolo Generale dell’Ordine tenuto a Narbona nel 1260 per la costruzione degli edifici di culto francescani.

Facciata 1800 chiesa San Francesco di PisaTali direttive decretavano linee architettoniche semplici, materiale povero, ma un’aula spaziosa (m.70 x18) e luminosa.

Il nuovo edificio ebbe anche uno svettante campanile pensile, poggiato su due mensoloni raccordati ad arco, sul lato sinistro del transetto.

La nuova grande chiesa venne costruita però molto lentamente, anche perché andò incontro a tempi tutt’altro che propizi, a causa delle guerre e della diminuzione della popolazione cittadina.

Nel 1318, dopo circa 60 anni dalla posa della prima pietra, ancora si lavorava al completamento della copertura.

La facciata restò incompiuta, e fu terminata solo 3 secoli dopo, nel 1603.

IMG_7520La chiesa si presenta ad una sola navata, separata dai due grandi bracci, che formano il transetto mediante un grande arco trionfale, con sei cappelle terminali ai due lati dell’altare maggiore.

Fu poi necessario ingrandire anche il Convento, perché sempre più numerosi i frati vi accorrevano anche da altre città.

Tra di essi ve ne furono alcuni famosi per la dottrina, autori di trattati teologici e filosofici, e altri che si distinsero per particolari doti nel campo delle arti, dalla miniatura alla musica, e alcuni perché esperti nella fusione delle campane.

II Convento ebbe pure un porticato, per comodità dei frati, perché fossero riparati i passaggi fra i vari ambienti della loro casa e la chiesa.

Questo porticato-chiostro fu costruito tra la fine del 1200 e i primi del 1300.

Modesto nell’architettura, aperto forse verso l’esterno, perché servisse d’ingresso al Convento, allo stesso tempo isolò e chiuse parzialmente il cimitero che, per le richieste dei devoti, si era venuto formando nelle immediate vicinanze della chiesa.

Lì, nella nuda terra, si facevano seppellire in genere i devoti di condizioni più modeste; invece, i ricchi ed i potenti si facevano murare sotto il porticato, o dentro la chiesa, ricoprendo le sepolture con pesanti lastre di pietra, scolpite con bassorilievi raffiguranti i rispettivi stemmi gentilizi o con immagini raffiguranti il defunto, oltre da epitaffi che ne tramandassero la memoria.

Cappella conti Gherardesca (10)Qui furono sepolti personaggi più illustri dell’antica aristocrazia consolare come i Visconti, gli esponenti della grande feudalità del contado inurbatasi tra XII e XIII; come i Conti della Gherardesca, tra cui Ugolino con i figli e i nipoti morti nella Torre della Fame, ma anche Capitani del Popolo, Podestà, Magistrati e Cancellieri del Comune, Professori dello Studio, come ad esempio Francesco da Buti, uno dei primi commentatori della Divina Commedia. Qui era collocato il monumento sepolcrale Della Gherardesca, probabilmente ispirato al glorioso precedente tinesco del sepolcro di Arrigo VII posto nell’abside del Duomo di Pisa.

Il monumento Della Gherardesca era costituito da un loggiato a 2 ordini, sorretto da 4 mensole e terminante con archi acuti trilebati e cuspidati.

Al di sopra della cassa erano scolpiti a rilievo il Cristo in pietà tra la Madonna, San Giovanni ed altri sei Santi, che poggiavano il gisant del defunto, affiancato da un Angelo Annunciante e dalla Vergine Annunciata.

Il loggiato superiore ospitava, al centro, la Madonna col Bambino in trono, e ai lati San Nicola e San Francesco con un personaggio inginocchiato.

In seguito alla soppressione degli ordini religiosi promossa dai Lorena prima, e da Napoleone poi, il monumento fu smontato per volere dei discendenti del Conte della Gherardesca, che intendevano preservarlo da future spoliazioni.

Grazie all’intervento di Carlo Lasinio le parti scultoree più importanti del complesso furono trasferite nel Camposanto monumentale, dove ancora oggi si trovano. In particolare la cassa del gisant, del gruppo dell’Annunciazione, e di 4 angeli. Gli archetti trilobati del loggiato superiore, insieme con la Madonna col Bambino e al San Francesco sono invece esposti al Museo di San Matteo a Pisa. Altri frammenti architettonici sono stati rinvenuti nella Bigattiera e nella Cappella della Villa Roncioni a Pugnano.

Nella seconda metà del 1400 fu edificato l’attuale Chiostro, nello stesso luogo che prima era occupato da quello due-trecentesco, ed anche un chiostro interno, riservato alla vita più di “clausura” della comunità conventuale.

Quartieri medicei di PisaDopo la ribellione della città (1494), con il ritorno dei Fiorentini (1509), il Convento fu adibito a caserma e poi, nel 1543, alla sua riapertura, a sede del collegio studentesco della Sapienza, istituito da Cosimo I.

Solo intorno alla metà del 1500 l’intero complesso venne di nuovo restituito ai Francescani Conventuali.

Dal 1575, poi, fu anche sede dell’Inquisitore Generale del Tribunale della Sacra Inquisizione.

Sul finire del 1500, a causa delle sofferte vicende spesso calamitose dei tempi precedenti, la chiesa ebbe bisogno di sostanziali lavori di restauro, che furono occasione per compiere anche lavori di ammodernamento.

Nella seconda meta del 1600 il Chiostro e il Convento vennero di nuovo adibiti a quartier militare, mentre la Cappella di S. Bernardino, costruita nel 1457 – l’attuale palazzo sul lato destro della facciata – venne adibita ad arsenale (1685) e poi di nuovo a chiesa, ma riservata alla guarnigione militare di stanza nel convento.

agostinianiNel 1788 – due anni dopo che dalle Leggi del Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo I, la chiesa e il convento erano stati tolti ai Francescani e affidati agli Agostiniani – per riparare al grave inconveniente derivante dal fatto che il Chiostro era periodicamente invaso dalle acque – dovute alle esondazioni dell’Arno, particolarmente disastrosa quella del 1777 – sia delle piogge, il pavimento del chiostro venne rialzato di circa mezzo metro con materiali vari di riporto, che ricoprirono le lastre sepolcrali che lo tappezzavano.

I frati Agostiniani, che erano succeduti nel 1786 ai Francescani, furono anch’essi costretti dalle leggi napoleoniche, nel 1810, ad abbandonare il convento e la chiesa, che venne profanata e adibita a quartiere militare e a centro di reclutamento, magazzino e ospedale.

In seguito a ciò furono spogliati gli altari e privati dei loro quadri, che presero la via della Francia, disfatti e dispersi i sepolcri, come quello dei Conti di Donoratico, mentre le colonne e gli archi di cui erano formati, insieme con le statue che li ornavano, venduti a privati; rotte e distrutte, per gioco o per spregio dalla soldataglia, tutte le belle e artistiche vetrate policrome trecentesche.

A tale inqualificabile decisione si volle rimediare nel 1817, quando chiesChiesaa e convento furono restituiti ai Francescani: furono recuperate, per quanto fu possibile, le lastre sepolcrali, anche se ormai ridotte in frammenti, purché leggibili, disponendole nel pavimento della chiesa, nel modo che ancora oggi possiamo ammirare.

Nel 1817, caduto Napoleone, e restituiti chiesa e convento ai Francescani, si provvide ad alcuni restauri e al recupero del poco che fu recuperabile dalla Francia, dove rimase tra l’altro una tavola raffigurante S. Francesco, opera di Giotto, oggi al Louvre.

Nel 1863, a seguito della legge nr. 384/1861, la chiesa ed il convento di San Francesco furono sconsacrati e destinati a caserma militare.

Tutti gli oggetti, i quadri e gli ornamenti vennero ufficialmente ritirati dalle famiglie, che vi avevano esercitato i diritti di Patronato, come emerge dall’inventario redatto dall’ultimo Priore.

Il 7 luglio 1866 la chiesa venne trasformata in magazzino di proprietà del Regio Demanio.

Il 4 marzo 1875 il Comune di Pisa riuscì ad ottenere “l’espropriazione per pubblica utilità” di diversi immobili di proprietà del Regio Demanio, tra cui l’ex chiesa di San Francesco, che fece sorgere un lungo e complesso contenzioso giuridico sulle indennità e sulle modalità dell’esproprio effettuato.

Il 25 ottobre 1888 il Ministero della Pubblica Istruzione dichiarò l’ex chiesa ed il vicino ex convento monumento nazionale, prendendoli in consegna dal Regio Demanio.

Il 22 maggio 1893 chiesa e Convento furono adibiti a museo civico.

Il 15 giugno 1899 il Comune di Pisa concedeva alla Curia Arcivescovile l’ex chiesa “per il solo uso del culto” e “per la conservazione delle opere d’arte” che la Curia Arcivescovile avrebbe eventualmente provveduto a collocare.

La Curia riuscì a riaprire al culto la chiesa, fortemente degradata all’interno, solo nel 1901, grazie ai cospicui interventi economici di un comitato cittadino – si parla di oltre 10mila lire dell’epoca – e di cui fecero parte molti cittadini e famiglie dei vecchi Patronati, tra cui gli Agostini, riaffidandola alla cura pastorale dei Frati Francescani Minori Conventuali, che ancora oggi l’amministrano.

Il Comitato cittadino ricostruì anche le vetrate della chiesa, secondo nuovi disegni e decorazioni di Galileo Chini e di Francesco Mossmeyer nello stabilimento Quentin.

Negli ultimi 23 anni il governo pastorale della parrocchia è stato affidato ai Frati Minori Conventuali della Provincia di Danzica, in Polonia, ovvero fino all’estate del 2016, inviando a Pisa tutti frati cittadini polacchi.

Dal 24 aprile 2017 ufficialmente la Parrocchia e il Convento sono passati dai Frati Polacchi alla cura pastorale, sempre dei Frati Minori Conventuali, ma della neo Provincia italiana di San Francesco d’Assisi, che raggruppa i conventi francescani di Toscana, Umbria, Marche, Lazio, e Sardegna, e che ha la sua Curia Provinciale, ovvero la sede principale, nel Convento di San Francesco-Santuario di Santa Angela a Foligno.

Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

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