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Messaggio Pasquale dell’Arcivescovo di Pisa S.E. Mons. Benotto

Edizione del: 19 aprile 2019

stemma arcivescovo Benotto

Messaggio Pasquale dell’Arcivescovo Mons. Benotto

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!” (Lc 24,5).

Sono le parole che due uomini “in abito sfolgorante” rivolgono alle donne che nel primo giorno della settimana, dopo gli avvenimenti tragici della passione e morte di Gesù, si erano recate al sepolcro per completare i riti funebri interrotti il venerdì precedente all’accendersi delle luci del sabato, giorno di riposo e di festa.

Sono parole straordinarie, scarne, essenziali, e insieme, umanamente incredibili.

Come è possibile che uno che è stato ucciso sul patibolo della croce, deposto in un sepolcro, vigilato da guardie armate, non sia più nella sua tomba, e che anzi sia vivo perché risuscitato?

Si tratta davvero della notizia buona e lieta che segna in maniera indelebile un passaggio storico impensabile.

Sappiamo bene che come tutto ha un inizio, così tutto ha anche una fine.

Come tutti nascono, così anche tutti muoiono.

E se la vita che nasce costituisce sempre una sorpresa meravigliosa e un rinnovato motivo di speranza, non è possibile che questa vita, ad un certo punto, non si spenga, non tramonti, per cadere nell’oblio del tempo che riempie di polvere e di ragnatele ogni cosa.

Se così è per tutti, non lo è stato però per Gesù, il Cristo.

È nato come tutti noi siamo nati; è vissuto con le fatiche e le gioie che tutti sperimentiamo; è morto nel dolore e nella sofferenza più atroci, ma a differenza nostra, è risorto ed ora è il Vivente in eterno.

Senza questo evento inedito e senza pari, nessuno avrebbe speranza in un “oltre” verso il quale tutti siamo incamminati: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. (…) Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15, 17-20).

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!”

Sono parole che ci sfidano e ci invitano a riflettere sul senso e il significato della fede in Cristo e quale possa e debba essere il nostro rapporto con Lui.

Credere in Cristo Risorto, non vuol dire guardare solo ad un fatto storico ormai concluso da due millenni.

Non significa volgerci al passato cercando di ispirarci ad un personaggio che è possibile indagare solo a livello intellettuale.

Non è un ancorarci ad esperienze che hanno fatto il loro tempo e che molti considerano ormai improponibili, oggi, a gente che pensa di “farsi da sé” e di essere capace, in totale autonomia, di costruire il proprio futuro.

Non è nemmeno il tentativo di una auto consolazione in un contesto che diventa sempre più povero di riferimenti valoriali.

Credere in Cristo Risorto, è accogliere con la piena disponibilità del cuore e della vita la presenza viva di un Dio che per amore nostro ha voluto essere come noi; ha voluto condividere totalmente le nostre pene e le nostre angosce; ha voluto passare attraverso la “porta” stretta della morte dopo essersi fatto povero, piccolo e obbediente, Lui il Signore di tutti e di tutto.

Credere in Cristo Risorto, è lasciarsi avvolgere e compenetrare interiormente dalla sconvolgente novità dell’amore che viene da Dio; un amore che è totale gratuità; che è perdono e disponibilità a dare tutto ciò che si è, oltre a ciò che si ha, fino a mettere in gioco perfino la propria vita.

Credere in Cristo Risorto, è impegno a collaborare con il Signore per rinnovare il mondo, non secondo parametri umani, spesso viziati da atteggiamenti ideologici e strumentali, bensì secondo la novità dell’amore che fa nuove e belle tutte le cose.

Credere in Cristo Risorto, è cercare Lui, il Signore, nel volto di chi soffre ed è emarginato dal mondo e riconoscere che nel povero è presente lo stesso Gesù che parla a noi attraverso la Parola della Scrittura, che si dona a noi nei Sacramenti della Chiesa e che ci chiede di essere suoi testimoni fino agli estremi confini della terra.

Credere in Cristo Risorto, è affidarsi alla sua azione di salvezza, diventarne collaboratori, mostrando con la nostra vita che vale la pena affidarci al suo amore, non da soli, bensì insieme, come Chiesa, perché nei fatti e non solo con le parole tutti possano comprendere che essere figli di Dio significa essere anche fratelli nell’unica famiglia che è la Chiesa, casa aperta e accogliente per tutti “con un cuore solo ed un’anima sola”.

A tutti auguro la gioia della Pasqua e soprattutto quella pienezza interiore che la fede dona a chi si apre a Cristo e con Lui cerca di vivere e realizzare ogni giorno la gratuità del suo amore.

  S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto
Arcivescovo di Pisa

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