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La Cappella di Santa Filomena, cappella feriale

Edizione del: 21 febbraio 2015

cappella feriale san Francesco di Pisa (10)La cappella di Santa Filomena, usata durante la settimana per la celebrazione quotidiana della Santa Messa, risale agli inizi del Quattrocento.

Composta da due campate con volte a crociera decorate con quadrature da Adolfo Sarti nel 1906, ospita:

sulla parete destra, la tomba della famiglia Maggiolini, che aveva il Patronato su questa cappella, scolpita nel 1414 da Antonio da Chelino. Come si evince dall’iscrizione, il monumento fu eretto nel 1414 per commemorare il nobile pisano Pietro Maggiolini e la moglie Giovanna.

cappella feriale san Francesco di PisaL’opera, che ripropone la struttura ad arca, già diffusa nel secolo precedente, è costituita da una lastra di marmo bianco sormontata da un’edicola formata da due eleganti archi acuti. Il rilievo marmoreo è suddiviso in tre sezioni. Se la scena centrale, raffigurante la Pietà, si rivela alquanto sommaria nella definizione plastica, le due laterali, con coppie di Angeli reggitabella, da un punto di vista stilistico risultano invece assai interessanti. Se pure ancora intrisi di movenze e linearismi tardogotici, questi angeli sono un precoce esempio a Pisa di citazione tratta da esemplari tardoantichi

Quadro Santa FilomenaSulla parete di fondo è collocata una tela raffigurante i Miracoli di Santa Filomena dipinta da Giuseppe Sabatelli nel 1839. In alto troviamo Santa Filomena, con una tunica e la testa cinta di fiori, rivolta verso le figure di primo piano. A sinistra, una donna vestita di rosso tiene due bambini, e dietro di lei si intravede un uomo.A destra si trovano due donne, una delle quali è inginocchiata e vestita di rosso cupo, l’altra in piedi, vestita di viola, sorregge un infermo. Alla sommità della cornice dorata si trovano, da un lato un’ancora, dall’altro un giglio con tre frecce. La tela ha forma centinata.

La cappella presenta anche altre lapidi sepolcrali, risalenti al XX secolo.

Antonio di Chelino da Pisa, operoso alla metà del sec. XV, nel Trattato di Architettura del Filarete, risalente agli anni 1460-1464, è citato fra gli scultori rinomati del tempo. Insieme con Giovanni da Pisa, Urbano da Cortona e Francesco del Valente, è uno dei collaboratori di Donatello all’altare del Santo a Padova, come sappiamo dal contratto stipulato con l’artista in data 26 aprile 1446, e da diversi pagamenti dal 17 febbraio 1447 al 28 giugno 1448, relativi a due scomparti con angioletti e uno con simboli degli Evangelisti. L’attività padovana rimane tuttavia non ben precisata, sia per la parte avuta nei rilievi dell’altare sia per alcune opere che gli vengono ascritte dal Fabriczy (1906) fuori della basilica del Santo, eseguite indipendentemente dal maestro. Risulta di nuovo a Firenze nel 1454, dove gli è incertamente assegnata la Madonna col Bambino in terracotta nel Tabernacolo di via Pietrapana. A Siena, senza tuttavia l’appoggio di documenti, si fa il suo nome per la Madonna del Perdono, già ritenuta di Donatello e poi di Michelozzo, sopra la porta che conduce alla navata trasversale del duomo e per il rilievo della Madonna col Bambino a Palazzo Chigi Saracini. Dal 1457 al 1458 lavora sicuramente all’Arco di Alfonso I d’Aragona insieme con Isaia da Pisa, Pietro da Milano, Domenico Gagini, Francesco Laurana, Andrea dell’Aquila e Paolo Romano. Con Andrea dell’Aquila è il solo donatelliano presente a Napoli. Dopo la collaborazione all’Arco, più nulla sappiamo di lui: Planiscig lo vuole ancora in vita nel 1460, come del resto conferma il Filarete, mentre Semrau e Venturi lo vogliono operoso a Foligno nel 1461.

Luigi Sabatelli (Firenze , 1772 – Milano , 1850 ) è stato un pittore e incisore italiano. Si formò all’Accademia di Belle Arti di Firenze, acquisendo un stile pienamente neoclassico, arricchito però anche da novità di tipo romantico, ispirandosi a Ingres. Divenne pittore di corte di Maria Luisa di Borbone-Spagna, regina d’Etruria e duchessa di Lucca, e per lei decorò alcuni ambienti di Palazzo Pitti (come il Concilio degli dei, del 1803, e le altre pitture della sala dell’Iliade). Sue opere si trovano anche nel Complesso di San Firenze (affreschi nella cupoletta della chiesa), nella Chiesa di San Girolamo a Fiesole (affresco di San Gerolamo) e nella cappella della Madonna del Conforto del Duomo di Arezzo. Fu anche un apprezzato incisore e fece stampare una serie di stampe della Via Crucis che ancora oggi si trovano in numerose parrocchiali toscane. Altre sue celebri incisioni all’acquaforte sono La peste di Firenze e la serie dell’Apocalisse. Dal 1808 fino alla morte, nel 1850, insegnò all’Accademia di Brera a Milano. Ebbe 10 figli, tra cui Marina Sabatelli sposata Formenti, Francesco, Giuseppe, Luigi Maria e Gaetano Sabatelli. Questi ultimi quattro divennero anche loro rinomati pittori, specializzati in paesaggi e soprattutto in ritratti.

Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

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Foto del giornalista Franco Mariani

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