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Giovedì 2 Agosto: in ns chiesa Indulgenza Plenaria del Perdono di Assisi

Edizione del: 30 luglio 2018

perdono di assisiDalle ore 12 di mercoledì 1 alle ore 24 di giovedì 2 Agosto 2018  in tutte le chiese parrocchiali del mondo, e quindi anche nella nostra in Santa Cecilia, e in quelle francescane sarà possibile lucrare l’Indulgenza Plenaria ottenuta da San Francesco per tutte le anime di ogni tempo.

Queste le cerimonie nella nostra Parrocchia:

GIOVEDI 2 AGOSTO

Ore Santa Messa 

Dalle ore 9 alle ore 11 sarà possibile confessarsi

Ore 11 Ora Media

Dalle ore 16 alle ore 18 sarà possibile confessarsi

Ore 18 Santa Messa

La chiesa resterà aperta  dalle ore 7,30 alle ore 11 e dalle ore 16 alle ore 18,30

L’Indulgenza della Porziuncola, anche conosciuta come il Perdono di Assisi, è possibile lucrarla attenendosi alle condizioni generali disposte dalla Santa Sede per tale occasione sacramentale: confessione, recita del Credo, Padre Nostro e pregare secondo le intenzioni del Santo Padre, comunicarsi.

Ogni fedele può lucrare per se stesso o applicare ai defunti a modo di suffragio indulgenze sia parziali sia plenarie.

Tutte le celebrazioni che si terranno ad Assisi, presso la Porziuncola, potranno essere seguite in diretta sulla WebTV della Porziuncola collegandosi al sito www.porziuncola.org

“Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli”.

È l’inizio di un racconto, attestato dal Diploma di Teobaldo, FF 3391-3399, attraverso cui conosciamo l’origine di quell’evento che ha segnato profondamente la storia della Porziuncola, di Santa Maria degli Angeli in Assisi, di San Francesco e di tutto l’Ordine Francescano.

Il Signore e Maria  gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: “Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.

“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli dice il Signore –, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

Francesco si presenta subito al pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione.

Alla domanda del Papa: “Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?”, il poverello d’Assisi risponde: Padre Santo, non domando anni, ma anime”.

Francesco il 2 agosto 1216, insieme ai sette Vescovi du allora dell’Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

Un fiume di grazia è così scaturito da quella piccola chiesetta  dell’Umbria per volere del Poverello d’Assisi, per concessione del Figlio di Dio e per l’approvazione di Papa Onorio III, e che da allora, in ben 800 anni mai ha cessato di dare ristoro e conforto alle anime questuanti di salvezza: ebbe così origine l’Indulgenza della Porziuncola o Perdono di Assisi, oggi celebrato e festeggiato – dall’1 al 2 agosto – in tutte le parrocchie del mondo ed in tutte le chiese Francescane perché la misericordia di Dio fosse, come desiderava Francesco d’Assisi, veramente a portata di tutti.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1478-1479:

L’indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità [Cfr. Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 8; Concilio di Trento: DS 1835].

Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch’essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l’altro, ottenendo per loro delle indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati.

Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati. (CCC 1498).

Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” [2Mac 12,45]. Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico [Cfr. Concilio di Lione II: DS 856], affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre [Cfr. Gb 1,5], perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere [San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 41,5: PG 61,594-595].


Dal Codice di Diritto Canonico, cann. 992-994:

L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa ed applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.

L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.

Ogni fedele può lucrare per se stesso o applicare ai defunti a modo di suffragio indulgenze sia parziali sia plenarie.


Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1472-1473:

Per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la “pena eterna” del peccato. D’altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta “pena temporale” del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall’esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena [Cfr. Concilio di Trento: DS 1712-1713; 1820].

Il perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano la remissione delle pene eterne del peccato. Rimangono, tuttavia, le pene temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente le sofferenze e le prove di ogni genere e, venuto il giorno, affrontando serenamente la morte, di accettare come una grazia queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell’“uomo vecchio” e a rivestire “l’uomo nuovo” [Cfr. Ef 4,24].

La distinzione tra pena temporale e colpa preserva e ci permette di tenere insieme:

  • la trascendenza di Dio e l’eccedenza della Sua misericordia;
  • l’autentica libertà dell’uomo (quindi la dignità conferitagli dal Creatore e la conseguente capacità di compiere sempre scelte libere e responsabili);
  • la storicità ed il valore temporale degli atti compiuti, con le relative conseguenze ed il dovere della riparazione;
  • la chiamata a partecipare all’Opera Redentiva di Cristo, per sé e per i fratelli.

Franco Mariani

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