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Bisognosi di Carità – articolo del ns nuovo Padre Guardiano Frà Iulian Budau

Edizione del: 20 luglio 2017

BISOGNOSI DI CARITA’

di
Padre Iulian Budau

Fra Iulian Budau pisaSiamo bisognosi della carità dell’altro, abbiamo bisogno dell’altro per vivere la nostra carità.

Con questo articolo vorrei dare continuità al discorso sulle virtù iniziato nel numero precedente dove abbiamo trattato in breve della virtù teologale della speranza.

L’ultima volta ho colto l’occasione di cominciare questo discorso sulle virtù, che dovrebbero riempire e trasformare la nostra vita cristiana quotidiana.

Il muro in cui ci imbattiamo spesso davanti al nostro desiderio di concretizzare la fede nata dentro di noi è costituito da un certo metodo di valutazione personale ma anche comunitario, della Chiesa in generale, che assume quasi sempre un carattere negativo.

Mi spiego: il fatto, per esempio, che  ci lamentiamo sempre della mancanza intorno a noi di esempi concreti di vita cristiana; o che siamo bloccati da norme o leggi della Chiesa nel nostro slancio di fede in Cristo (devi fare questo, non fare quell’altro).

La domanda che si deve porre è questa: quanto conosciamo della nostra fede?

Quanto conosciamo Gesù Cristo, la sua parola, la sua vita, la sua umanità e la sua divinità?

Tutto questo ci serve per realizzare la fede.

Ci serve conoscere Cristo, confrontarsi con lui, per realizzarsi come cristiani.

E sicuramente la dimensione della carità è quella che fa da indicatore di tutto questo con le molteplici caratteristiche in cui si può manifestare e attuare.

Deus caritas est, ce l’ho ricorda il Santo Padre nella sua enciclica, un tema già visto da noi qualche numero fa. Dio è amore e da questo amore nasce il nostro amore a immagine dell’amore divino.

Infatti alla radice della carità, come delle altre virtù, c’è la grazia divina che depone in noi un seme di amore che poi sta a noi coltivare, far crescere e fiorire: non per nulla la parola carità deriva dal greco cháris che significa grazia.

Agostino si interroga, come anche noi, nel suo commento alla Prima lettera di S. Giovanni, “Quale volto ha l’amore? Quale forma, quale statura, quali piedi, quali mani? Nessuno lo può dire. Tuttavia l’amore ha piedi che lo conducono alla Chiesa, ha mani che donano ai poveri, ha occhi coi quali si scopre che è nella necessità, ha orecchi riguardo ai quali il Signore dice: Chi ha orecchi per intendere intenda”.

Le sue parole tracciano bene con queste immagini i contorni della virtù teologale della carità, esprimendo anche la sua concretezza e rilevanza.

L’amore è un tema di cui si è discusso e si discuterà sempre, interpretato e illustrato con una impressionante diversità di immagini dai più antichi autori a quelli di oggi.

Anche noi qualche volta ci proclamiamo conoscitori insegnanti dell’amore, nell’umano ma anche nello spirituale.

Interessanti e rilevanti sono anche le parole di un autore molto più vicino a noi, Kafka, che nei suoi dialoghi con il suo amico Gustavo, parla della stessa difficoltà di definire l’amore, di praticarlo, difficoltà imputabili innanzitutto al nostro egoismo e ai nostri limiti umani: “Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori, la strada”.

L’amore contiene in sé, nelle sue dimensioni orizzontale e verticale, la tensione verso l’altro come suo costitutivo, come sua realizzazione.

L’amore di Dio è largamente effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato (Romani 5,5), parole di S. Paolo che ci ricordano la fonte suprema dell’amore, dono del Creatore alla sua creatura, creata a sua immagine.

Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato, parole di Cristo Risorto come ultimo testamento prima dell’Ascensione al Padre.

Per questo dobbiamo tenere ben presenti le due dimensioni dell’amore a cui accennavo prima: verticale e orizzontale.

La prima, fondamentale perché dall’alto nasce il nostro amore, da un amore che ci precede e ci è donato.

La contemplazione del volto di Dio ci rivela vari lineamenti amorevoli con cui Lui si manifesta, si presenta, e per cui basta sfogliare le pagine della Sacra Scrittura: l’immagine dello sposo innamorato, del Padre ma anche l’immagine materna e dell’amico.

Il vertice dell’amore di Dio è nel dono del suo Figlio, Gesù Cristo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16), fonte di vita per chi crede in lui.

Da qui il passaggio all’altra dimensione della carità, quella orizzontale.

Frà Iulian Budau
Padre Guardiano di San Francesco a Pisa
Articolo per la Cappellania Univeritaria di Siena

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